Italo Calvino apre il romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore”,  all’interno di una stazione qualsiasi di una qualsiasi città di provincia italiana. In un tempo sospeso un uomo si muove tra il bar della stazione e la cabina del telefono.

Chi aspetta? Ha perso un treno? Cosa ha nella valigia?

Ecco per voi un breve assaggio….

Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva, uno sfiatare di stantuffo copre l’apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte del primo capoverso. Nell’odore di stazione passa una ventata di odore di buffet della stazione. C’è qualcuno che sta guardando attraverso i vetri appannati, apre la porta a vetri del bar, tutto è nebbioso anche dentro, come visto da occhi di miope, oppure occhi irritati da granelli di carbone. […]

Le stazioni si somigliano tutte; poco importa se le luci non riescono a rischiarare più in la de loro alone sbavato, tanto questo è un ambiente che conosci a memoria, con l’odore di treno che resta anche dopo che tutti i treni sono partiti, l’odore speciale delle stazioni dopo che è passato l’ultimo treno. […] Io sono sbarcato in questa stazione per la prima volta in vita mia e già mi sembra d’averci passato una vita, entrando e uscendo da questo bar, passando dall’odore della pensilina all’odore di segatura bagnata dei gabinetti, tutto mescolato in un unico odore che è quello dell’attesa, l’odore delle cabine telefoniche quando non resta che recuperare i gettoni perché il numero chiamato non dà segni di vita.

Io sono l’uomo che va e viene tra il bar e la cabina telefonica. Ossia: quell’uomo si chiama “io” e non sai altro di lui, così come questa stazione si chiama soltanto “stazione” e al di fuori di essa non esiste altro che il segnale senza risposta d’un telefono che suona in una stanza buia d’una città lontana. […] Ho un bell’andare e venire, girare e dar volta: sono preso in trappola, in quella trappola atemporale che le stazioni tendono immancabilmente.

I.Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Mondadori, 2009 (prima ed. Einaudi 1979)