Yannis Ritsos ci conduce in una notte che dura molto,
in una stazione imprecisata, dove gli uomini attraversano i binari
e una donna con uno scialle giallo sulle spalle osserva e aspetta.

Estratto da La Porta di Yannis Ritsos

Molto durava la notte. Nessuno aveva notato
l’esistenza o la costruzione di una porta.
Fuori, sui muri, era il rosso; dentro, nelle case, il nero.
Quante indistinguibili sfumature in mezzo ai colori
principali.
E le sfumature colori – disse-. Devi dare la stessa
importanza
perché addolorati o arrabbiati gli uomini attraversano
i binari,
escono nei campi con le erbe selvatiche: il deviatore
guarda dallo stanzetto
i suoi due fanali spenti per terra sul cemento: molti
viaggi ha contato:
ne ha perso il conto: la sua barba è cresciuta: gli copre
le orecchie: non sente nulla:
barili, vetri, cappelli, frettolosi mazzi di fiori, grandi
corone,
il fischio tra i pali di ferro, casse piene di bottiglie,
vagoni pieni di sardine in salamoia, frigoriferi,
poltrone – la piccola passeggera
con uno scialle giallo sulle spalle osserva la distanza
la velocità la separazione l’incontro –
imprecisata fine sotto un ombrello o sotto la pensilina
e due gocce di pioggia sul suo orologio da polso:
– perché hai tardato –
disse: – aspettavo, aspettavo,
tutto ritarda, tutti ritardano, tutto arriva tardi: – ti
tengo la valigia,
non cercar nella tua borsetta: cosa stai misurando,
calcolando, preventivando,
nessuno ha mai contato giusto; il lampione illumina
due pozze di fango,
fin lì: non oltre: le farmacie chiudono: avevo un
soprabito verde
molto largo: in tasca tubetti di chinino, aspirine, una
pipa,
un fazzoletto giallo di nicotina, la vecchia agendina
con gli indirizzi degli uomini uccisi -.