Una sala d’aspetto. Una stazione deserta. Una notte fresca. L’America.
Tre individui: Miss Dent, un vecchio senza scarpe, una donna di mezza età molto truccata.
Uno scrittore che viaggiava spesso in treno: Raymond Carver. 

Si era seduta su una panca nella sala d’attesa deserta tenendo la borsetta sulle ginocchia. La biglietteria era chiusa; non c’era un’anima in giro. Perfino il parcheggio davanti alla stazione era vuoto. Aveva posato lo sguardo sul grande orologio alla parete. Voleva smettere di pensare a quell’uomo e a come si era comportato con lei dopo essersi preso quello che voleva. Ma si rendeva conto che si sarebbe ricordata per un pezzo del rumore che lui aveva fatto con il naso mentre s’inginocchiava. Lui fece un sospiro, chiuse gli occhi e si mise in ascolto, in attesa del rumore del treno.
La porta della sala d’aspetto si aprì. Miss Dent volse lo sguardo da quella parte e vide entrare due persone. Una era un vecchio dai capelli bianchi con un foulard di seta bianca al collo; l’altra, una donna di mezza età con gli occhi bistrati, rossetto e un vestito di maglina rosa. La sera era fresca, ma nessuno dei due indossava una giacca e il vecchio era senza scarpe. Si fermarono sulla soglia, apparentemente stupiti di trovare qualcuno nella sala d’attesa. Poi provarono a comportarsi come se la sua presenza non li avesse sconcertati. La donna disse qualcosa al vecchio, ma Miss Dent non riuscì ad afferrare cosa aveva detto. I due avanzarono dentro la sala. Miss Dent ebbe l’impressione che fossero agitati, che fossero venuti via in gran fretta da qualche posto e non riuscissero ancora a trovare il modo di parlarne. Può anche darsi, penso Miss Dent, che avessero bevuto un po’ troppo. La donna e il vecchio guardarono l’orologio, quasi si aspettassero gli dicesse qualcosa sulla loro situazione e su quello che dovevano fare adesso.
Anche Miss Dent rivolse lo sguardo all’orologio. Nella sala d’attesa non c’era nulla che annunciasse i treni in arrivo e in partenza. Ma lei era pronta ad aspettare ad oltranza. Sapeva bene che bastava aspettare prima o poi un treno sarebbe arrivato, lei ci sarebbe salita e l’avrebbe portata lontano da questo posto. […]

Estratto da R. Carver, Il Treno in Cattedrale, Minimum fax,  Roma, 2002, pp. 149-150